12 Aprile 2021

Dario Albelli

Intelligenza Artificiale Vs Uomo - Siamo davvero ancora in grado di distinguerli?

Distinguere ciò che è generato da un’intelligenza artificiale da ciò che è reale o creato dall’uomo si fa ogni giorno più difficile. A renderlo lampante ci ha pensato un ricercatore polacco, con il suo test per valutare quanto siamo (im)preparati a contrastare il fenomeno negli anni a venire. C’è di mezzo qualche miliardo di parole, Bach e, come sempre, anche i teneri gattini del web.

Domanda a bruciapelo: sapresti distinguere qualcosa di reale o creato dall’uomo da un contenuto generato da un algoritmo e, quindi, da una macchina?

Se stai per rispondere di getto, sappi che il test che ti stiamo per sottoporre parla chiaro: più del 78% persone che hanno partecipato confidando di ottenere un ottimo punteggio, hanno portato a casa meno della metà delle risposte esatte.

Basta a farvi capire quanto il test sia incredibile? Dovrebbe, ma le cose stanno anche peggio di così. Prima di introdurvi al questionario però, un rapidissimo punto della situazione.

Si può sapere di cosa state parlando?

Il termine Intelligenza Artificiale è davvero di ampia portata. 

Con AI (Artificial Intelligence) prima di tutto ci riferiamo a qualsiasi tecnologia che, grazie a sofisticati algoritmi, sembri prendere decisioni per conto proprio.

Le AI più avanzate imparano a “pensare” attraverso il Machine Learning, un sistema di algoritmi che si auto-migliora analizzando ogni giorno quantità incredibili di dati.

Il Machine Learning attraverso il quale sono stati realizzati gli esempi del test in questione è detto Deep Learning, è di altissimo livello e utilizza reti neurali artificiali.

Il Deep Learning. Dritti al cuore dell’AI che si crede un artista

Semplificando (di molto!) il processo, un’AI che fa uso del Deep Learning generativo per creare e migliorarsi compie una sorta di sdoppiamento interno, andando a generare due reti di connessioni che cercano di battersi in ingegno a vicenda.

Cerchiamo di riportare il tutto a qualcosa di più comprensibile:

  1. Immaginiamo l’AI allo stesso tempo come un pittore e come un critico d’arte.
  2. Entrambi non sanno cosa sia un gattino, ma si impegnano a studiare un enorme archivio di foto per farsi le ossa sull’argomento.
  3. Il pittore, sulla base di quello che ha imparato, prova a creare un gattino che prima non esisteva cercando di essere il più convincente possibile.
  4. La palla passa al critico d’arte, che valuta se il risultato è realistico.
  5. Se non lo è, il pittore impara dai propri errori e ci riprova, migliorando sempre più.

Inutile dire che l’intelligenza artificiale grazie al Deep Learning negli ultimi anni è migliorata davvero.

Quale di questi gattini è stato creato da un’AI e quale ha fatto pentire realmente 

il suo padrone di aver comprato un divano nuovo? 

Quale di questi gattini è stato creato da un’AI e quale ha fatto pentire realmente il suo padrone di aver comprato un divano nuovo?

Dietro quei musetti carini si nasconde una vera e propria truffa.

Ma se i risultati con i gatti sono così sbalorditivi, come se la cava l’AI con i volti umani?

Vi basti pensare che se ben il 70% dei 20.000 partecipanti al test sono riusciti a identificare i gatti impostori, solo il 32% ha saputo fare lo stesso con le figure umane!

Le Ai non solo sanno creare gattini e volti umani che non esistono realmente, ma sanno dipingere con le tecniche dei nostri pittori preferiti, raggiungono risultati eccellenti nella composizione musicale e, ciliegina sulla torta... scrivono e parlano assai meglio di quanto pensiamo.

AI con la parlantina sciolta

Alexa, Siri, Google Nest, così come le conversazioni con i chatbot più rozzi che incontriamo navigando su e-commerce o siti di home banking. Ogni giorno nel mondo i computer immettono in rete miliardi di parole. 

Ma da un po’ di tempo a questa parte, quel conto è cresciuto di altri 4 miliardi di parole: quelle create da GPT-3, la più famosa AI generatrice di testi. 

Era nata per creare veri e propri romanzi nello stile degli scrittori più famosi. Ora GPT-3 alimenta 300 applicazioni programmate da diecimila sviluppatori, che ci offrono i servizi più disparati e che in gran parte dei casi si risolvono attraverso dialoghi “uomo-macchina” scambiati per interazioni assolutamente umane.

We want you! Scendi in campo contro le AI del 2021

La nostra introduzione trasuda sconcerto da tutti i pori, e questo perché come tanti altri ci siamo cimentati nel test. Ora tocca a te, ma preparati, il risultato potrebbe non piacerti.

Vai al TEST, scorri fino a “Take the AI test” e clicca START per iniziare la tua sfida personale alle intelligenze artificiali di oggi!

BONUS (PROSEGUI LA LETTURA SOLO DOPO IL TEST)

Oltre le bugie delle AI

Siamo certi che il test vi abbia lasciato senza parole, o con qualcosa in testa di molto simile a “Che stregoneria è mai questa. La mia vita è una menzogna!”.

Per poterci difendere dalle “abilità” in continuo miglioramento delle AI servirà sicuramente una regolamentazione ferrea del loro utilizzo da parte delle istituzioni, ma anche una buona dose di astuzia e di attenzione da parte nostra.

Quando ti troverai davanti a un contenuto che sospetti sia stato generato da AI, tieni a mente che:

nelle fotografie di volti le AI tendono a inserire regolarizzazioni eccessive dei lineamenti e utilizzano pattern un po’ troppo ripetitivi o con variazioni brusche;
nei dipinti possono verificarsi delle distorsioni nelle pennellate;
i brani musicali generati da AI rispettano le regole melodiche, ma possono mancare di carattere o di filo logico;
nei testi le singole frasi sono talvolta disconnesse fra loro e nelle traduzioni alcuni sinonimi scelti sono estranei al contesto.

In conclusione, siamo realmente fregati?

Nel 2021 sembra che le abilità delle AI possano già metterci a dura prova, ed è un processo destinato a proseguire nel tempo. Basti pensare che se nel 2018 solo il 36% delle persone avrebbe scambiato un volto generato da AI per reale, dopo 3 anni l’errore sale al 70%.

Ma non tutto è perduto. 

Ricorda che servirsi del lato oscuro delle AI per scopi poco etici - come fare disinformazione - richiede competenze tecniche molto alte, e non è pertanto qualcosa che ci si può aspettare da chiunque o in qualunque contesto.

Poi c’è un aspetto interessantissimo. Le AI sono formidabili a creare volti e oggetti specifici, ma se la cavano molto peggio con oggetti complessi e sulle richieste di porre tali oggetti “nel contesto”. Per fare un esempio, l’AI può realizzare in un battito di ciglia una composizione musicale classica di 30 secondi impeccabile, ma chiedere di aumentarne la complessità quasi certamente smaschererà la macchina.

E quando si parla di immagini passare dal “particolare” (es. un volto) al “contesto” (un volto sul corpo) è ancora più disastroso: ne risultano aberrazioni grafiche da far voltare lo sguardo (vi risparmiamo le immagini, poveri gattini!).

Ricorda: benché il test sottoposto a più di 20.000 persone abbia registrato risposte esatte solo per la metà (avete letto bene, un po’ come rispondere a caso!), le persone con una minima preparazione sull’argomento e con maggiore “esperienza di vita reale” hanno ottenuto risultati migliori.

Sapere è potere, e questo vale ancor di più quando il nostro avversario è una macchina.

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